Nativi di San Miniato in Toscana, i Borromeo furono costretti a lasciare l'Italia
centrale (1370) in seguito alla messa al bando della Famiglia
e alla condanna a morte di Filippo che nel 1367 aveva capeggiato
la sollevazione della città contro Firenze.
Trasferiti nell'Italia settentrionale, ramificazioni famigliari,
proprietà immobiliari e partecipazioni azionarie nei
Banchi dell'Italia centro-settentrionale, assicurano in
tempi brevi la presenza dei Borromeo sulle piazze finanziare
più importanti d'Europa.
Fu Vitaliano I (1391ca.-1449) il fondatore della duratura fortuna
dei Borromeo in Lombardia. Ebbe un ruolo di grande rilievo finanziario
e notevole peso politico alla corte dei Visconti, accumulando
una grande fortuna grazie al proprio ingegno commerciale. A
lui i primi acquisti nell'alto novarese intorno al Lago
Maggiore (1439/1447) che costituiranno il primo nucleo di quello
che diventerà lo Stato Borromeo.
Con Giberto I (1460 ca.-1508) ed il fratello Lancillotto (1473-1513),
si ha un declino nel ruolo politico e militare nelle vicende
milanesi. Prevale successivamente la vocazione aristocratica
della famiglia con una progressiva conversione del capitale
mercantile in reddito fondiario; risalgono a questo momento
i primi acquisti di terreni sulle isole del Verbano e la parziale
trasformazione degli insediamenti fortificati in residenze di
campagna. Con Giberto II (1511ca.-1558) il potere feudale si
salderà a quello religioso segnando in modo duraturo
l'immagine e le vicende della Famiglia.
Carlo Borromeo (1538-1584), destinato dalla nascita alla carriera
ecclesiastica, giunse rapidamente ai vertici della gerarchia
della Chiesa. Nel 1564 fu nominato arcivescovo e dal 1566 inizierà
a Milano una profonda azione riformatrice della diocesi, riorganizzandone
le strutture e riqualificando il ruolo del clero e delle parrocchie.
Al momento della sua morte Carlo Borromeo godeva di una grande
fama popolare. Il cugino Federico (1564-1631) sostenne con decisione
il processo di canonizzazione concluso con la solenne proclamazione
della santità di Carlo Borromeo a Roma il 1 novembre
1610. La predilezione per gli studi filosofici e letterari del
Cardinale sono all'origine della creazione della Biblioteca
Ambrosiana (1607), una delle istituzioni culturali d'avanguardia
in Europa all'inizio del Seicento, che sarà affiancata
dalla Pinacoteca (1618) e dall'Accademia del Disegno (1620).
A lui anche la costituzione del Sacro Monte di Varese.
Con Carlo III (1586-1652), nipote ed erede del Cardinale Federico,
viene mantenuta la potenza dell'antica dinastia nel contesto
del processo di "ispanizzazione" del ceto dirigente
lombardo e con i suoi tre figli la casata conosce una nuova
fase di splendore.
Oggi il prevalere degli interessi culturali su quelli politici
contraddistingue la storia della Famiglia, impegnata con una
sensibilità poco comune nella conservazione dell'ingente
patrimonio storico artistico.











